galleria gentili

ULRICH ERBEN PITTURA
- determinare lo sconfinato -
29 Settembre - 1 Dicembre 2017


Il senso della pittura risiede in un continuo gioco di alternanza di colore e superficie. Il confine, ogni linea di contatto tra una superficie e l'altra, è costituito da zone vibranti di contrapposizione, separazioni o fusioni che siano. Questi contorni possono apparire nitidissimi e cozzare duri, rigidi sulle superfici cromatiche contigue, come un taglio netto; oppure, caso più frequente nell’opera di Ulrich Erben, si trasformano in un teso, avvincente gioco degli occhi per l’osservatore. Lo si constata soprattutto in quei dipinti su cui due superfici cromatiche si compenetrano, si sovrappongono, o si sfiorano come sospese in una distribuzione di luminosità contrastante. È solo quando la luminosità dell’una digrada in quella dell’altra che la presenza e l'effetto di una superficie cromatica in rapporto all'altra diventa intelligibile. Tutto questo genera una sorta di sconcerto, poiché il punto esatto in cui ha luogo l'alternanza passa inosservato, si sottrae alla vista. Questo avvicendamento è tanto più sorprendente in presenza di colori molto simili, se non identici. Ecco allora che sotto gli occhi dell’osservatore puntati sulla tela appare un’immagine pervasa da un chiarore abbacinante da cui sembrano emergere, come in un paesaggio innevato velato dalla foschia, vaghi contorni della natura in dissolvenza. Così nei dipinti di Ulrich Erben lo spettatore sperimenta il confine che separa ciò che è ancora visibile da ciò che scompare nel mistero sconfinato. Compiendo questo tentativo di afferrare l’inafferrabile mediante la pittura, la sua arte della quiete si avventura in territori mai visti prima.
Helmut Friedel

Ulrich Erben è nato a Düsseldorf (Germania) nel 1940.
Tra il 1958 ed il 1963 studia nelle accademie d’arte di Amburgo, Venezia e Monaco e successivamente in quella di Berlino.
Partecipa alle principali mostre dedicate alla Pittura Analitica, tra cui, nel 1973, “Tempi di percezione”, Casa della Cultura, Livorno, “Un futuro possibile. Nuova Pittura”, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, “La ri essione sulla pittura”, Palazzo Comunale, Acireale; “Geplante Malerei”, Westfälischer Kunstverein, Münster, Galleria del Milione, Milano, 1974-75; “I colori della pittura”, Istituto Italo Latino Americano, Roma, 1976. Nel 1977 è invitato a Kassel per “documenta 6”. Interessato anche agli e etti di luce oltre il quadro, lavora anche a progetti e dipinti murali, come nelle mostre al Museo Folkwang di Essen, al Kunstverein di Colonia, alla Galleria Piltzer di Parigi, al Ginza Five di Tokyo. Negli ultimi decenni ha esposto fra l’altro alla Kunsthalle di Mannheim (1984), al Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen a Düsseldorf (1990). Nel 2003 il Museum Wiesbaden gli ha dedicato una monogra ca.
Ultimamente in Italia ha tenuto una mostra personale alla Galleria Studio G 7 di Bologna. Alla Fondazione Zappettini ha partecipato nelle mostre collettive Pittura 70, Pittura - pittura e astrazione analitica (Chiavari, 2004) e Le super ci opache della Pittura analitica (Chiavari, 2009).
Vive e lavora tra Düsseldorf e Bagnoregio.

ULRICH ERBEN PITTURA
- determinare lo sconfinato -
September 29 - December 1, 2017


Painting always involves the interaction of colour and surface. The edges, the boundaries, every tangent of one surface with another, provide the outlines for vibrating zones of contested space - separations and mergings. These contours can stand out crystal clear and collide hard, rigidly with neighbouring colour elds, like a cut; but they can also, as is usually the case with Ulrich Erben, become an exciting, tension- lled optical game for the viewer. This is often the case in paintings in which two colour elds permeate each other in inverse gradations of brightness, overlap each other or waveringly touch. Only towards the nal, outer edge of the graduated brightness of one eld does the presence and relative e ect of the other colour eld become visible. The result is near ba ement, because the precise point at which the change from one colour eld to the other takes place cannot be located, the viewer misses it every time. These shifts take the viewer by surprise most often when the interchange is between two elds of the same or similar colours. Then the viewer is looking, as it were, into a canvas on which an image is shown, an image in which, amid the glistening light of a snowy, misty landscape the contours of nature are suspended. In the images of Ulrich Erben, then, the viewer encounters a boundary between that which is still visible and that which is vanishing into boundless mystery. In its painterly capture of the intangible, his art of silence treads hitherto unseen territory.
Helmut Friedel

Ulrich Erben was born in Düsseldorf (Germany) in 1940. Between 1958 and 1963 he studied at Hamburg Academy of Art and later at those of Venice, Monaco and Berlin.
Ulrich Erben took part to some of the most important exhibitions dedicated to Analytical Painting, including: 'Perception Times', Casa della Cultura, Livorno, 1973; 'A possible future. New Painting ', Palazzo dei Diamanti, Ferrara; 'Re ection about painting', Palazzo Comunale, Acireale; 'Geplante Malerei', Westfälischer Kunstverein, Münster; Galleria del Milione, Milan, 1974-75; 'The colours of painting', Italian-Latin American Institute, Rome, 1976. In 1977 he was invited to Kassel for 'Documenta 6'. Interested as he was about the e ects of light beyond the picture, he also worked on mural projects, such as the exhibitions at Museum Folkwang in Essen, Kunstverein in Cologne, Galleria Piltzer in Paris, and Five Ginza in Tokyo. In the last few decades he held several shows in venues such as Kunsthalle in Mannheim (1984) and Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen in Düsseldorf (1990). In 2003 Wiesbaden Museum dedicated him a monographic show. In 2010 he held an important solo exhibition at Galleria Studio G7 in Bologna. He also exhibited at Zappettini Foundation in the group shows 'Painting 70. Painting-painting and analytical abstraction' (Chiavari, 2004) and 'Matt surfaces of analytic painting' (Chiavari, 2009).
Lives and works between Düsseldorf and Bagnoregio.