galleria gentili

TO A DEGREE, RATIONAL* presenta le opere di Barbara Probst, James Welling, Susan Howe, Lucinda Childs, Sol LeWitt, Philip Glass, e Mark Lewis. La mostra include fotografie, film, coreografie, disegni e un libro d’artista, che intendono liberare l’osservatore dalla classica promessa della percezione: il punto di vista unico, fisso, frontale. Nel lavoro di Barbara Probst, che usa un congegno radio comandato per rendere sequenze girate simultaneamente, in un primo momento l’immagine pare quasi arrendersi allo sviluppo narrativo. Se le immagini sembrano singoli fotogrammi scattati nel corso del tempo, esse tuttavia non tornano in base a nessun filtro temporale. Al contrario, l’opera si fonda sulla prassi della scultura, come un evento che accade nello spazio e non nel tempo com’ è abitudine in gran parte della fotografia. È questa discrepanza fra tempo e spazio che stimola lo spettatore a indagare nuovamente quello che vede.

Attraverso un notevole gruppo di fotografie quasi monocromatiche, James Welling propone uno spostamento fra il soggetto dell’immagine: una tenda, e la percezione dell’osservatore al quale è stato presentato un evento che non può essere visibile. L’alterazione è piuttosto un alterco ottico e fisico tra la documentazione di un soggetto e l’aspettativa dello spettatore che la fotografia rappresenti la realtà. Nel negare all’osservatore l’accesso a questi standard fotografici, Welling ha scardinato la fotografia dal legame con il momento documentaristico o del giornalismo fotografico, dove il mezzo della fotografia è stato rinchiuso per lungo tempo.

In una straordinaria opera intitolata “DANCE “e presentata per la prima volta nel 1979, con la coreografia di Lucinda Childs, la musica di Philip Glass e la proiezione di un film realizzato dall’artista Sol LeWitt - primo e unico film diretto da LeWitt - il tempo reale e quello filmico sono collassati. Per l’esposizione, la proiezione del video sarà accompagnata da disegni, spartiti, lettere e fotografie raramente esposti al pubblico, che offrono uno sguardo sorprendente sul lavoro visivo e coreografico di Lucinda Childs e Sol LeWitt e sulla loro efficacissima collaborazione con il compositore Philip Glass. Il film, i disegni e le fotografie vengono visti in Italia per la prima volta. All’inizio “DANCE” sembra proporre una coreografia dove i ballerini entrano ed escono dalla scena, a sinistra e a destra nel tempo presente. Quando viene introdotto il film di LeWitt, proiettato su una tela, i ballerini filmati nel 1979 rafforzano e al contempo contraddicono la performance contemporanea dal vivo. Lo spettatore si trova tra passato, presente e futuro cercando di verificare o allineare il proprio punto di vista visivo che alla fine non può essere fissato né nel passato, né nel presente, né nel futuro.

Le fotografie e i film di Mark Lewis usano la retroproiezione per liberare l’osservatore dalla tradizionale dipendenza dal singolo punto di vista, dalla verità visiva e dagli atti di interpretazione soggettiva. Nel dividere i suoi film in due cornici spaziali - una che usa la retroproiezione e l’altra filmata come un’azione classica - Lewis permette all’osservatore di diventare l’obbiettivo attraverso il quale ha luogo una convergenza visiva mentre due eventi vengono fusi: un’azione dal vivo e un’azione filmata nel passato. Se è vero che i primi registi di Hollywood usavano la retroproiezione perché era uno strumento di ripresa economico (era più conveniente girare una scena su una strada retroproiettata piuttosto che dal vivo), altri registi, tra cui Alfred Hitchcok, la adoperavano come un nuovo linguaggio visivo che combinava e metteva in dubbio due versioni di un’azione. Il modo in cui Lewis usa la retroproiezione nasce dal trattamento innovativo che ne fece Hitchcock. Oltre alle opere installate, un evento speciale serale che si terrà negli spazi di Galleria Gentili proporrà una proiezione di “Back Story”, breve documentario di Lewis sulla scomparsa della tecnologia della retroproiezione, e de “Il mistero del marito scomparso”, un classico degli anni ’50 con Ann Sheridan e Dennis O’Keefe in cui viene usato il sistema di proiezione a retro schermo.

All’interno dell’insolito progetto realizzato in collaborazione con il fotografo James Welling, il libro a tiratura limitata “Frolic Architecture”, l’opera di Susan Howe funziona sia come poesia che come montaggio/collage visivo. Susan Howe fa a meno della gerarchia del linguaggio e della sua struttura visiva. Il libro sarà esposto nella mostra sia sotto forma di edizione rilegata sia sotto forma di una serie di stampe con le fotografie di James Welling, con disegni e poesie di Susan Howe. Le poesie sono state composte in reazione alle opere di Jonathan Edwards, teologo e filosofo Americano nato nel 1703, e di sua sorella Hannah, nonché alle opere di Ovidio e Hawthorne. Il manoscritto di Edwards presenta un importante e insolito esempio di una struttura visiva costruita in base a punti di vista multipli. Nella sua opera Susan Howe a volte elimina quasi il linguaggio riconoscibile, a volte trova l’equivalente visivo di un otturatore tenuto aperto o chiuso di colpo. Il titolo della mostra “TO A DEGREE, RATIONAL” è un verso di una poesia di Susan Howe che appare nel progetto realizzato in collaborazione con James Welling.

* Courtesy Susan Howe, Dal poema nel Frolic Architecture, scritto da Susan Howe, 2009.

TO A DEGREE, RATIONAL* features the work of Barbara Probst, James Welling, Lucinda Childs, Sol LeWitt, Philip Glass, Susan Howe and Mark Lewis. The exhibition includes photography, film, choreography, drawing and an artist book that question the classic promise of visual perception: a single, fixed, frontal point of view. In the work of Barbara Probst, who uses photography to deliver sequences shot simultaneously with a radio-controlled device, the image appears to imply a narrative. While the images might look like individual frames shot over time, these images don’t comply to the filter of time. Probst’s work is based on concepts associated with sculpture, creating an event that happens in space and not in time as is often the convention in photography. This discrepancy between time and space prompts the viewer to requestion what is seen.

For James Welling, a pivotal group of nearly monochromatic photographs cause a physical shift between the subject of the image: a drape, and the viewer’s perception that an unaccountable event has happened. The alteration in this case is felt as an optical and physical altercation between the subject and the viewer’s expectation that photography is about truth. Welling unhinges photography from its bind to the documentary or photo journalism where the medium has often been housed.

In a remarkable collaborative work titled DANCE, first performed in 1979, choreographed by Lucinda Childs, with music by Philip Glass and a projected film by artist Sol LeWitt, real time and film time are collapsed. It was the first and only film directed by Sol LeWitt. For the exhibition, a video projection will be accompanied by rarely seen drawings, scores, letters and photographs that give a stunning look at the visual and choreographic work of Lucinda Childs and Sol LeWitt and their powerful collaboration with composer Philip Glass. The film, drawings and photographs will be seen for the first time in Italy.DANCE opens with a simple premise and then becomes incredibly complex as the relationships between upstage and downstage, present history and past history are equally put into question. When LeWitt’s film appears, the filmed dancers from 1979 have both a ghost-like resonance and a powerful sense of immediacy, seeming to contradict the live, contemporary performance. The viewer straddles past, present and future. The Lewitt artist book will be shown.

The photographs and films of Mark Lewis use rear projection to release the viewer from a traditional dependency on a single point of view and the need to intepret rather than perceive. In splitting his films into two spatial frames: using both rear projection and classic action, Lewis allows the viewer to become the lens through which a visual convergence is seamlessly fused. While early Hollywood directors used rear projection as a cost-effective way to shoot, (it was cheaper to shoot a road scene as rear projection than) other directors, notably Alfred Hitchcock used rear projection as a new visual language to cause the viewer to doubt the veracity of a narrative. For Lewis, the use of rear projection comes out of Hitchcock’s ground-breaking concepts.

In addition to works installed in the gallery, a special evening program at Galleria Gentili will offer a double feature of Lewis’ short documentary feature, Back Story that looks at the vanishing of rear projection technology along with a classic 1950 black and white film,Woman on the Run, starring Ann Sheridan and Dennis O’Keefe that used rear screen projection.

The work of Susan Howe, functions as both poetry and visual montage/collage, appearing here in an unusual collaborative project with photographer James Welling in their limited edition book, Frolic Architecture. Howe dispenses with the hierarchy of language and its visual structure. The book will be shown in the exhibition as a bound limited edition as well as a series of prints that feature the photographs of James Welling and Susan Howe’s poems. The poems were written in reaction to the writings of Jonathan Edwards, a leading American theologian and philosopher born in 1703, as well as the writings of his sister Hannah Edwards, and also Ovid and Hawthorne. Edwards’ manuscripts offer an unusual early American example of a visual structure that employed multiple points of view. In nearly eliminating recognizable language, Howe’s work functions as visual equivalent to a camera shutter held open or snapped closed. The title for the exhibition, TO A DEGREE, RATIONAL comes from a line in a Susan Howe poem that appears in Frolic Architecture.

* Courtesy Susan Howe, Dal poema nel Frolic Architecture, scritto da Susan Howe, 2009.