galleria gentili

Come sta la questione della nostra memoria? Spesso parliamo del suo “sbiadire”, come se le immagini, sotto il sole dei giorni e degli anni che scorrono,cominciassero per prima cosa a perdere i loro colori e solo in un secondo tempo i loro contorni! Non è forse vero che, oggi, sono soprattutto le fotografie a costituire la base della nostra memoria degli eventi personali e di quelli storici? Le immagini diffuse dai media costituiscono un patrimonio di memoria collettiva, anche se, sotto l’odierno flusso continuo delle informazioni, anch’esso rischia di perdere i suoi contorni. D’altra parte le fotografie costituiscono una riduzione estrema della realtà, se pensiamo che in esse tutti i sensi, a parte la vista, si spengono. Né suoni, né odori, né corpi e superfici possono essere messi in collegamento con la riproduzione fotografica di una realtà. Thomas Demand porta avanti un’indagine su campioni fotografici che ci sono per lo più noti attraverso la stampa, anche se spesso non ne siamo consapevoli; lo fa ricostruendo in dimensioni naturali la situazione fissata dalla fotografia. A questo scopo utilizza carta di diverso spessore, colore e struttura della superficie. La situazione ricreata va a costituire un fragile spazio del ricordo, che ha perduto ogni peso corporeo e agisce esclusivamente sul piano del suo nudo apparire. Questo primo passo del trasferimento di una fotografia in un nuovo spazio si concretizza attraverso l’uso della luce, grazie a cui la matrice ritrovata comincia a “respirare”. La lente della macchina fotografica è il fuoco sul quale si concentrano tutti i lavori in preparazione. La nuova fotografia così ottenuta è, nel suo cromatismo e nell’atmosfera creata dalla luce, l’unico obiettivo di questo processo di creazione. Subito dopo le costruzioni in carta scompaiono.

Le immagini create da Thomas Demand appaiono all’osservatore in qualche modo familiari, ma senza che se ne possa addurne un preciso motivo. Impalpabili fili di memoria riportano l’osservatore al passato, a emozioni vissute, inafferrabili come quelle evocate dal profumo e dal sapore della madeleine descritta da Proust nella Rercherche, ma allo stesso tempo potenti. Frammenti di memoria si insinuano nelle immagini di Demand fino a creare un nuovo presente. L’invisibile si fa visibile, perché l’immagine non è ciò che rappresenta. La riproduzione creata non mostra alcuna analogia fisica col modello reale. Al posto di spazio e corporeità c’è ora l’accostamento di superfici colorate. Ognuno dei colori e delle forme racchiude in sé una sensazione capace di far emergere il ricordo. Il processo dell’osservazione fa scaturire la percezione di una realtà vissuta. Rendendo percepibile il processo attraverso cui l’immagine diventa tale, le fotografie di Thomas Demand penetrano in modo diverso nella nostra coscienza. Noi osservatori ci esponiamo al rischio che dietro ogni oggetto rappresentato ci sia qualcosa di nascosto, persino qualcosa di cui, nella realtà, non esiste corrispondente alcuno. Per questo, le immagini di Thomas Demand vanno ben oltre lo status di una riproduzione. Potrebbero essere considerate anche come metafore della fragilità della nostra immaginazione.

Helmut Friedel


Le opere di Thomas Demand (Monaco, 1964) sono state in mostra al Museo d'arte moderna di Fort Worth (2016), DHC Centro D’Arte, Montréal (2013), National Gallery of Victoria, Melbourne (2012), al Museo d’Arte Moderna, Tokyo (2012), Kaldor Public Arts Project #25, Sydney (2012), Boijmans van Beuningen, Rotterdam (2010), Neue Nationalgalerie, Berlino (2009), MUMOK, Vienna (2009), alla Fondazione Prada, Venezia 2007), alla Serpentine Gallery, Londra (2006), al Museum of Modern Art, New York (2005), al Kunsthaus Bregenz (2004) e dentro la rassegna presso la Fondazione Cartier di Parigi (2001). Ha rappresentato la Germania alla 26ma Biennale di San Paulo (2004).

Il progetto recente di Demand é stato esposto insieme ad Alexander Kluge e Anna Viebrock nell’ampiamente acclamata mostra “The Boat is Leaking. The Captain Lied” presso la Fondazione Prada di Venezia. Le sue opere facevano parte di 4 iterazioni di Biennale di Architettura a Venezia e alla seconda Biennale di Architettura a Chicago.

Vive e lavora a Berlino e Los Angeles.


Where is memory? There is often talk of fading, as if the images were to lose colour and then shape under the sun of the following days and years! Are photographs not currently the primary basis for our memories of personal and historical events? The images distributed in the media comprise a collective wealth of memory, even if it is now losing its shape due to information overload. Photographs now cause an extreme reduction of reality, as all senses other than vision are suppressed. It is not possible to associate any noise, smell, body or surface with the photographic reproduction of a reality. Thomas Demand approaches third-party images, most of which are already familiar to us through publications, by reproducing the situations captured in the photographs in their actual size. To achieve this, he uses paper in various thicknesses, with various surface textures and in various colours. The reconstructed situation thus provides a fragile space of memory that loses the weight of the physical and instead works with mere appearance. This initial step of transferring a photograph to a new space is substantiated through illumination, which allows the rediscovered matrix to begin to “breathe”. The camera lens is the focus on which all preparatory work concentrates. The only goal of creating this image is the reappropriated photograph in its colour and mood of lighting. Afterwards, the paper superstructures disappear.

The viewer sometimes feels that the images Thomas Demand produces are familiar without being able to say exactly why. The viewer is struck by a swathe of memories of the past, of lived moods, inapprehensible, as Marcel Proust describes in his “research” into the flavour and smell of a madeleine cake, and yet with a strong presence. In Demand’s images, fragments of memory merge into a new present. The invisible becomes visible, as no image is what it represents. The created reproduction has no physical resemblance to the actual original image whatsoever. Instead of physicality and three-dimensionality, there is a juxtaposition of coloured surfaces. Each of the colours and shapes harbours a sensation that can evoke memories. An experienced reality becomes perceptible through the act of looking. Thomas Demand’s revealing of the process behind which his images become images means that his photographs enter the consciousness differently. We, the viewers, run the risk that behind every object depicted there is something hidden, perhaps even something for which there is no equivalent in reality. Thomas Demand’s images therefore far exceed the status of a reproduction. They can also be seen as metaphors for the fragility of our imagination.

Helmut Friedel





Thomas Demand’s (Munich, 1964) solo exhibitions include shows at the Modern Art Museum of Fort Worth (2016), DHC Art Center, Montréal (2013), National Gallery of Victoria, Melbourne (2012), the Museum of Modern Art, Tokyo (2012), Kaldor Public Arts Project #25, Sydney (2012), Boijmans van Beuningen, Rotterdam (2010), Neue Nationalgalerie, Berlin (2009), MUMOK, Vienna (2009), the Fondazione Prada, Venice (2007), the Serpentine Gallery, London (2006), the Museum of Modern Art, New York (2005), the Kunsthaus Bregenz (2004) and a survey at the Fondation Cartier in Paris (2001). He represented Germany at the 26th Sao Paulo Biennale (2004).

His most recent project was the widely acclaimed exhibition “The Boat is Leaking. The Captain Lied.”, with Alexander Kluge and Anna Viebrock at Fondazione Prada in Venice. His work also was included in 4 iterations of the Venice Architecture Biennale and recently featured at the 2nd Chicago Architecture Biennale.

He lives and works in Berlin and Los Angeles.