galleria gentili

La Galleria Gentili inaugura la mostra di Carlo Guaita “Analoghi.” L’artista, che ha già esposto presso la Galleria Gentili nel 2009, presenta un gruppo di lavori recenti, realizzati nel 2010. In questa occasione l’artista espone fotografie, lavori su tela, sculture e libri; tutte opere in una relazione che è formale e processuale e al contempo concettuale.

Una ricerca, quella di Guaita, iconologica e stratigrafica su temi e figure della modernità: monocromo, paesaggio, cornice, citazioni di testi di Storia Naturale. Le opere sono presentate a coppie, in relazione di analogia. Non si tratta di “doppi”, né di serie, bensì di opere che sono al contempo uguali e differenti. Nella prassi di lavoro dell’artista, infatti, ogni opera si ripete nella successiva con lievi spostamenti, trasformazioni e forzature, in una sorta di ridefinizione e ricerca continua e irrisolvibile. L’”analogo” appare come la prima delle ripetizioni, ma è già cambiamento. Esso rivela la connessione sempre aperta e dialettica che l’artista persegue tra il concetto di definizione (forma) e l’impossibilità di metterla in atto. L'“analogo”, sfuggendo alla categoria del “doppio” e sfuggendo alla categoria della “serie”, squilibra il senso, crea instabilità nella relazione, sposta la definizione.

The exhibition of works by Carlo Guaita entitled “Analoghi” (Analogues) is to be held at the Galleria Gentili. The artist, who has already exposed in the Gallery in 2009, is presenting a group of recent works, produced in 2010. On this occasion the artist will be displaying photographs, works on canvas, sculptures and books: all these works feature a relation that is formal and procedural, and at the same time conceptual.

Guaita’s is an iconological and stratigraphic exploration of the themes and figures of modernity: monochrome, landscape, frame, quotations from texts of Natural History. The works are presented in pairs, in a relation of analogy. Here we’re not dealing with “doubles” or series, but rather with works that are at once the same and different. In fact, in the working practice of the artist, each work is repeated in the next with slight shifts, transformations and distortions, in a sort of continual and unsolvable redefinition and research. The “analogue” appears like the first of the repetitions, but is already change. It shows up the connections – continually open and dialectic – that the artist pursues between the concept of definition (form) and the impossibility of implementing it. Eluding the category of the “double” and eluding the category of the “series”, the “analogue” unhinges the meaning, creates instability in the relation and shifts the definition.